L’esotica fuga di Gauguin

L’esotica fuga di Gauguin

The Courtauld Gallery di Londra espone fino all’8 settembre tutti i “Gauguin” raccolti da Courtauld negli anni ’20. Una collezione di mondi lontani.

P. Gauguin, Te Rerioa (The Dream), 1897

«Io chiudo i miei occhi per poter vedere»

Luglio. Il sole picchia sulla pelle, il profumo salmastro di una località sulla costa risveglia la mia voglia di mare. Partire, viaggiare, intraprendere una nuova avventura. Verso un luogo mai visto, incontaminato.

Paul Gauguin è il pittore della fuga. La fuga dalla civiltà occidentale in direzione del sogno, del misticismo di mondi lontani. Un impulso tutto interiore verso l’ignoto. A mio avviso, un gran desiderio di libertà.

Gauguin comincia a dipingere. La sua pittura è sintetica nelle forme, accesa nei colori.

«Il colore, che è vibrazione come la musica, sta per raggiungere ciò che vi è di più generale e dunque di più vago nella natura: la sua forza interiore» (P. Gauguin, Lettera ad André Fontainas, marzo 1899).

Parigi, Pont-Aven, Tahiti, le Isole Marchesi. Gauguin sa di essere stato dentro la civiltà più di ogni altro artista contemporaneo. Ma poi ne è uscito, e può guardarla con distacco. Anche se il colonialismo ha ormai cancellato qualsiasi saggezza selvaggia, deturpato ogni ambiente della sua verginità.

Anche se «A forza di vivere si finisce per sognare una rivincita e bisogna accontentarsi del sogno».

Il sogno resta. Quel sogno di un paradiso perduto che abita le tele di Gauguin. Come se la pittura dovesse essere uno specchio del mondo interiore, dare forma al sentimento più arcano del popolo, ancora celato nella gente.

Non sfumatura, non particolare, non ombra naturale. Ma simbolo. Simbolo di e per l’uomo. Per il selvaggio, per il contemporaneo. Simbolo di come l’uomo e la vita, in ogni luogo e da sempre, debbano essere considerati un fine e non un mezzo da sfruttare.

Arte, filosofia, riflessione sulla natura dell’esistenza.

Il segreto dell’essere umano.

“L’enigma celato in fondo agli occhi infantili di una donna tahitiana è e rimane incomunicabile.”

 Federica Musto


INFORMAZIONI

Collecting Gauguin: Samuel Courtauld in the ’20s

The Courtauld Gallery

Fino all’8 settembre 2013

www.courtauld.ac.uk

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