Canova e Thorvaldsen a Milano: sensualità scolpita nel marmo

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È tutto in quelle mani, delicate ed estremamente sensuali. Senti l’impulso, forte, di allungare il braccio e sfiorarle per saggiarne la morbidezza. E poi seguire la linea del palmo che si piega nel polso sottile, e dal braccio salire fino alla clavicola e ancora giù per la curva del fianco. Con cura e delicatezza, come se atto ad osservare fosse lo sguardo di un amante. Sono forme armoniose ed eleganti, quasi animate da una melodia capace di dare calore al prezioso marmo di Carrara che le costituisce.

Particolare. Antonio Canova (Possagno 1757 - Venezia 1822) La principessa Leopoldina Esterházy Liechtenstein 1805-1818, marmo, 146x70x111 cm Eisenstadt, Esterházy Privatstiftung, Schloss Esterházy, Historische Sammlungen
Particolare. Antonio Canova (Possagno 1757 – Venezia 1822) La principessa Leopoldina Esterházy Liechtenstein 1805-1818, marmo, 146x70x111 cm Eisenstadt, Esterházy Privatstiftung, Schloss Esterházy, Historische Sammlungen

Le Grazie sembrano realmente danzare al centro del salone principale delle Gallerie d’Italia, intorno al quale si snoda la mostra Canova | Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna. Accedendo al maestoso edificio novecentesco della ex Banca Commerciale Italiana, l’impressione è quella di essere calati in una sorta di favola dal sapore onirico. Le luci soffuse fanno risaltare per contrasto le superfici candide di sei gruppi scultorei dalle movenze leggiadre, al cui centro risplendono, nivee, Le tre Grazie di Antonio Canova e del collega Bertel Thorvaldsen, senza che però sia data vita ad un’effettiva competizione. Sebbene equilibrato e caratterizzato da una casta semplicità rispondente al dictat stilistico dell’antica Grecia, infatti, il gruppo marmoreo dell’autore danese si contraddistingue per una severità sterile che invece non appesantisce il capolavoro di Canova. Ciò che scaturisce dall’opera dell’artista triestino è piuttosto leggiadria, un concetto di Grazia intesa come grazia in movimento, nel doppio senso del termine latino motus di moto fisico nello spazio e moto emotivo.

Antonio Canova (Possagno 1757 - Venezia 1822) Le tre Grazie 1812-1817,marmo, 182x103x46 cm San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage
Antonio Canova (Possagno 1757 – Venezia 1822) Le tre Grazie 1812-1817,marmo, 182x103x46 cm San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage

E c’è sensualità. Una passionalità tutta umana, non urlata quanto intrinseca, che permea Le tre Grazie come ogni altra opera di Canova, incoronando così lo scultore come più alto esponente del neoclassicismo ottocentesco, movimento che con il romanticismo costituisce le due facce di quella medaglia tumultuosa che è stato il XIX secolo.

Canova e Thorvaldsen sono stati per la prima metà del 1800 ciò che il Bernini era stato per Roma all’inizio del ‘600: una boccata d’aria fresca rispetto all’epoca precedente che ha permesso di spazzare via gli strascichi di un’arte ormai stanca e decadente. Sembra paradossale: artisti neoclassici, dunque per definizione rivolti ai modelli antichi greci e romani, che portano novità? Ebbene si. Canova su tutti, artista rivoluzionario, è stato capace di guardare all’antico e filtrarlo come espressione di modernità, garantendo così alla scultura un nuovo primato sulle altre arti. Ed è diventato insieme al collega una vera e propria star del proprio tempo, ritratto e studiato dai propri contemporanei – come si evince in mostra dalle numerose sale dedicate alle figure dei due artisti -, riuscendo indirettamente ad elevare la funzione dell’artista allo status di genio – status che sarebbe poi divenuto caratteristica del filone romantico.

Antonio Canova (Possagno 1757 - Venezia 1822) Amore e Psiche 1800-1803, marmo, 150x49,5x60 cm San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage
Antonio Canova (Possagno 1757 – Venezia 1822) Amore e Psiche 1800-1803, marmo, 150×49,5×60 cm San Pietroburgo, Museo Statale Ermitage

Ma l’aspetto più interessante dell’esposizione resta ciò che si nota nel confronto tra i due artisti che si cimentano nella resa delle medesime figure: come Venere, che rimane divinità pur nella sua nudità assoluta per la statua di Thorvaldsen, e è invece essenzialmente donna nell’opera canoviana, con tutta la sensualità e lo stupore che ti colpisce, quale spettatore, nello scorgerla comparire all’improvviso in tutta la sua bellezza mentre esce dalle acque e fa per coprirsi con un velo. E ancora la delicatezza estrema con cui Psiche posa il suo sentimento tra le mani di Amore in Amore e Psiche, con quell’erotismo sottile e tutto umano che erompe dai momenti pregnanti che Canova è capace di riconoscere e restituire, e che ti tocca nel profondo, solleticando quella componente personale e intimamente naturale che costituisce l’essenza profonda di ciascuno di noi. E ti lascia senza respiro.

INFORMAZIONI UTILI:
Canova | Thorvaldsen. La nascita della scultura moderna
Gallerie d’Italia, Milano
Fino al 15 marzo 2020
gallerieditalia.com

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