L’arte del falso

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L’arte del falso

“Realtà è lo spazzolino da denti che vi attende a casa nel bicchiere. […] Quella che noi, ciarlatani di professione, cerchiamo di spacciare per verità – temo che la parola sia un po’ pomposa – è l’arte. Lo stesso Picasso disse che l’arte è una menzogna che ci fa capire la verità.” [1]

Che cos’è un falso? Clifford Irving in un’intervita contenuta in F for Fake, riguardo ai quadri dipinti da Emil de Hory, falsario di professione del secolo scorso, racconta che «Emil de Hory ci ha messo appena meno di un’ora per dipingere un Modigliani originale».

La storia dell’arte è disseminata di episodi di finzioni e bugie. Quante volte sulle pagine dei maggiori periodici del settore si sono letti titoli che urlavano allo scandalo per la scoperta di un errore di giudizio o per un’attribuzione errata. Pensiamo alla beffa delle tre teste di Modigliani, rinvenute nell’estate del 1984 in un fosso di Livorno. A seguito dell’eclatante scoperta, fior fior di esperti sono accorsi sul luogo e dopo un’attenta analisi hanno decretato l’incontestabile autenticità delle sculture. Peccato solo che qualche giorno dopo i veri autori delle opere si siano rivolti ai media e, provato il loro scherzo, abbiano smentito l’intero mondo della critica d’arte.

Ma l’arte del plagio non è di certo operazione moderna. Già in pieno rinascimento, all’epoca d’oro della pittura, uno dei più grandi maestri dei tesori italiani si cimentava in questo campo. Stiamo parlando del buon Michelangelo Buonarroti, autore illustre della cappella Sistina. Prima di diventare famoso, infatti, il maestro non era estraneo a operazioni di questo genere: copie di opere dei colleghi erano all’ordine del giorno, e per essere spacciate “datate” le tele venivano perfino affumicate. Ma, d’altra parte, a differenza dell’epoca moderna, ai tempi di Michelangelo la copia non costituiva ancora reato.

Orson Welles sembra avere le idee chiare al riguardo:

«Questo non è il secolo delle truffe. Noi mistificatori siamo sempre esistiti. Cosa c’è di nuovo? Gli esperti. Gli esperti sono i nuovi oracoli. […] E noi ci inchiniamo di fronte a loro. Sono il dono che Dio ha fatto ai falsari.»

Il problema non starebbe, dunque, nel fatto che i falsari esistano. Il problema, piuttosto, sarebbe costituito da coloro che, spacciandosi per infallibili intenditori, permettono il mercato del falso.

Perché in fondo, oggi come oggi, in una società in cui il mercato dell’arte si basa non tanto sul valore artistico quanto, invece, su quello economico; in un mondo in cui (sembra) un quarto delle opere esposte tra musei e gallerie non sono davvero nate dalla mano di coloro a cui sono state attribuite, «La verità è che non è importante se un’opera sia un vero o un falso; quanto se è un buon falso», e quanto essa possa fruttare. Parola di Orson Welles.

Federica Musto


[1] Orson Welles, F for Fake, 1973

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