A ognuno il proprio stile

A ognuno il proprio stile

Mondrian, Molo e Oceano, 1915

Worringer nel 1907 pubblica Astrazione ed empatia. E così il principio che fino ad allora aveva guidato la storia dell’arte, viene improvvisamente meno. La storia dell’arte si sgretola, come fosse stata colpita da uno di quegli enormi carri armati che la Germania iniziava a produrre. Fino a quel momento generazioni di storici avevano guardato all’arte precedente con ammirazione o superiorità, meraviglia o sdegno, ma sempre con lo stesso obiettivo: giudicare. L’età classica era un modello inarrivabile, l’arte africana una semplice produzione da “primitivi”. Oggetti diversi, un’unica unità di misura: il proprio stile contemporaneo.

Poi Worringer pubblica il suo piccolo saggio e tutto cambia. Si smette di osservare gli oggetti, si alza lo sguardo sui popoli. Che cosa vuole l’uomo? Quali sono le sue urgenze, le sue necessità? Davvero l’uomo di oggi, quell’uomo che scivola velocemente verso il fosco baratro del primo conflitto mondiale, è lo stesso uomo del 1600? Cerca le stesse cose, risponde alle stesse esigenze?

Certo che no.

Si comincia a mormorare di “bisogno psichico”. Popoli diversi creano oggetti, arti diverse perché diversi sono i bisogni psichici che quegli oggetti, quelle arti devono soddisfare. Allora l’uomo colto, soddisfatto e padrone del proprio rapporto col mondo che nasce al tempo di Botticelli, dipinge la chioma mossa dal vento della Nascita di Venere (1477-1485). Ma quell’Homo Pictor terrorizzato da una natura caotica e pericolosa, una volta al sicuro nella sua caverna, non è certo il moto naturale che desidera rappresentare. Il ritmo invece, quel susseguirsi placido e confortante di colori e forme geometriche. Il primo ama la vita brulicante; il secondo cerca la sicurezza immobile dell’inorganico. “Morire per non dover rischiare di morire”, avrebbe detto Freud nel suo Al di là del principio di piacere (1920).

Ad ogni popolo il suo bisogno, ad ogni popolo la sua arte.

Mondian, Albero Grigio, 1912

Il 1917 è l’anno in cui Van Doesburg fonda la rivista De Stijl. Al suo fianco c’è Mondrian. Quel Mondrian che nel 1912 aveva dipinto Albero grigio, nel ’14 Molo e Oceano e nel ’31 creerà Composizione con rosso, nero, bianco. Quel Mondrian che, teorizzando la Neoplastica, dirà che l’obiettivo della sua arte è “rappresentare il ritmo stesso”. Perché vuole “creare una realtà concreta e viva per i nostri sensi, benché essa sia staccata dalla realtà transitoria della forma.”. Vita nella morte, dunque, caos dentro l’ordine. Quasi una calma prima della tempesta. Quella tempesta chiamata Guerra Mondiale.

Federica Musto

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