Il piccolo tesoro di Zavattini

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Il piccolo tesoro di Zavattini

Per la prima volta Brera espone i 152 mini-autorittratti recuperati nel 2008: in mostra fino all’8 settembre ciò che resta della piccola grande collezione Zavattini.

«A tutto si rimedia, meno che alla morte.»

Ladri di biciclette (1948, Vittorio de Sica) è forse la sua sceneggiatura più nota, ma in realtà Cesare Zavattini, nel corso della propria vita, ha giocato con l’arte in tanti modi diversi. Lo conosciamo come uno dei maggiori esponenti del neorealismo cinematografico, ma è stato anche poeta, giornalista, narratore, pittore… E collezionista. Ebbene si, perché Zavattini ha amato a tal punto la pittura da volerne vivere sempre circondato.

«Che gioia profonda mi danno i quadri, se avessi i soldi non farei altro che comprare quadri.»

In effetti collezionare opere d’arte non è esattamente come collezionare tappi di bottiglia: la parcella non è cosa insignificante.

Ecco allora che, come spesso accade, da un problema di natura logistica – o, in questo caso, economica – nasce l’Idea: «opere minime». Quadri piccolissimi, formato 8×10 cm, che costituiscano una collezione quanto mai unica e originale.

La prima opera viene commissionata nel 1941, l’ultima nel 1979: in poco meno di quarant’anni Zavattini raggiunge le 1500 tele. I nomi? I più grandi maestri del ‘900, ovviamente. Fontana, Balla, De Chirico. E ancora Melotti, Pistoletto, Ligabue. La crème de la crème del panorama pittorico contemporaneo sembrano fare la fila per cimentarsi nell’impresa. Ne scaturisce un’enorme pinacoteca formato mignon, dove paesaggi, autoritratti e astrattismo si mescolano come le tante tessere di un puzzle, il puzzle del ‘900 italiano.

Quando si dice la passione.

 Federica Musto


INFORMAZIONI

Zavattini e i maestri del Novecento

Pinacoteca di Brera, Milano

Fino all’ 8 settembre 2013

www.brera.beniculturali.it

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