D’Annunzio: quella sostanza inaspettata

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D’Annunzio: quella sostanza inaspettata

Gabriele D’annunzio compie 150 anni: il lato sottovalutato di una Star ante litteram.

“Il suo spirito era essenzialmente formale. Più che il pensiero, amava l’espressione.”

(G. D’Annunzio, Il Piacere, Libro primo)

Esattamente 150 anni fa nasceva uno degli autori più celebri e controversi d’ogni tempo sul panorama europeo. Osannato od eclissato, odiato od ammirato, Gabriele D’Annunzio ha sempre saputo come fare parlare di sé. E non solo con una vita privata che sappiamo essere particolarmente piccante, ma con imprese (spesso discutibili, è vero), innovazione e soprattutto tanta, tanta arte. Megalomane? Presuntuoso? Oh, certamente. Ma ammettiamolo: il Vate aveva un certo stile.

Ostinata come sono nello scovare un po’ di Apollo e Dioniso anche laddove si presume esservi tutta forma e niente sostanza, ho voluto curiosare dietro quella frivola maschera d’esteta cui tutti diamo il nome di Andrea Sperelli: indovina un po’ cosa ho trovato?

Grafomane, egocentrico e verosimilmente un po’ pazzo, D’Annunzio riuscì nell’impresa di inventare il gossip moderno prima ancora della nascita dei Vip. Cronaca mondana, notizie frizzanti: la vita scandalosa dell’élite romana sbattuta senza requie in prima pagina; sul fondo l’inconfondibile firma: Gabriele.

Ti chiederai: dove sta la “sostanza”? Ma nei fini, ovviamente.

Articoli, romanzi, teatro, poesia: D’Annunzio sapeva coniugare una sensibilità d’arte ipercolta e raffinata con la possibilità di una nuova comunicazione di massa. Èlite e popolo, pubblico e privato, il Vate aveva plasmato il mito dell’arte finalmente accessibile a tutti.

In un mondo in cui la cultura era oggetto ancora esclusivo di una ristretta classe di nobili annoiati, un uomo dalla personalità quanto mai sopra le righe, con un ego smisurato e un intuito economico insieme brillante e spregiudicato, è riuscito rendere accessibile quell’arte considerata èlitaria ad un pubblico ampio e modernamente popolare.

Criticabile, vanitoso, arrogante; eppure confessalo: D’Annunzio cavoli se ci sapeva fare!

Federica Musto

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