Howard Schatz, Newborn Study #123

Come il mare per la prima volta

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“D’un tratto però non svanirono più, quelle pozze d’acqua, perché avevo i piedi nell’acqua, nell’acqua del mare. L’acqua del mare era pulita pulita, e veniva verso i miei piedi come se fosse curiosa, li volesse assaggiare, quando li aveva assaggiati si ritraeva impaurita, come se i piedi bruciassero, e intorno ad essi restava un piccolo vortice, poi nemmen quello. Così mi feci coraggio, alzai finalmente gli occhi e guardai il mare, il mare che scappava e… non ricordo quanto tempo restai lì a guardarlo. Dovetti restarci moltissimo perché ogni poco, sai, la mamma mi toccava le spalle e con la voce di Stuhlinger diceva: «Su, basta, ora basta». Ma io non le obbedivo, e non le obbedivo perché era la seconda volta che vedevo il mare per la prima volta, e non volevo che mi scappasse di nuovo. Cosa sentissi a guardarlo non so, non lo capivo, non lo capisco papà boite de viagra prix. Stuhlinger aveva ragione, aveva ragione anche von Braun, posso dirti soltanto ciò che vedevo, e ciò che vedevo era il mare. Grigio, sterminato, liscio liscio fuorché per crateri rotondi, così perfettamente rotondi che sembravano fatti col compasso, e ricordavano i buchi che avvengono per un istante nell’acqua quando ci si butta una pietra. Però aveva una cosa, quel mare, una cosa terribile: era un mare immobile. Un mare che non veniva avanti, che non tornava indietro, che non faceva nulla di nulla: un mare senza mare. Più che al mare, direi, assomigliava a una spiaggia, una spiaggia lucida, una spiaggia dura secca di smalto. Di colore era grigio, di un grigio così grigio che non era neanche più grigio: era morte. E non era neanche più morte: era nulla.”

O. Fallaci, Se il sole muore, BUR, 2010, pp. 387.

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