Van Gogh,, Campo di grano con cipressi

Cipressi e farfalle

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“Consultò il libro: «Sbagliato. Ha sbagliato le domande più importanti, non c’è nessuna analogia tra l’aria e l’acqua, il legno e l’alcool, la lode e la punizione, l’albero e la farfalla. Cosa può esserci in comune tra un albero e una farfalla?».

(Potrei spiegarglielo per un anno, dottore: non ci capiremmo. Forse lei non conosce gli alberi, non li ha mai sentiti respirare, non li ha mai visti fare l’amore: non sa che respirano e fanno l’amore come le farfalle. C’è un cipresso, nel giardino della mia casa di campagna, un altissimo stupendo cipresso: e costui ama, ricambiato, un’altissima stupenda cipressa al di là della strada. La notte si parlano, si gettano semi leggeri che poi cadono nel bosco, nel prato, e poi a primavera si trovano sempre due o tre cipressina che sono i loro figlioli: nati da quelle notti d’amore. Capita a volte che un cipressino muoia, calpestato dai malvagi ed i distratti, e allora il mio cipresso si scuote, chiama la sua cipressa e ricomincia con lei a far l’amore, a scambiarsi ostinato altri semi, e quando viene l’inverno…Potrei spiegarglielo per un anno, dottore: non ci capiremmo.)”

O. Fallaci, Se il sole muore, BUR, 2010, pp. 181-182

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