Luigi Ontani: Sultano narcisistico della contemporaneità

Luigi Ontani: Sultano narcisistico della contemporaneità

Luigi Ontani: sultano narcisistico della contemporaneità

“Ma che colpa abbiamo, io e voi, se le parole, per sé, sono vuote? Vuote, caro mio. E voi le riempite del senso vostro, nel dirmele; e io, nell’accoglierle, inevitabilmente, le riempio del senso mio. Abbiamo creduto d’intenderci; non ci siamo intesi affatto.”[1]

Che cos’è la realtà? Un insieme infinito di punti di vista. Ognuno, guardando il mondo, costruisce pian piano la sua prospettiva. Lo nomina, lo etichetta, e così lo rende reale. O almeno reale per sé. Pascoli la chiamava la “poetica del fanciullino”. Il bambino che chiama gli oggetti, dipinge le cose nel nascere. Non esiste una realtà sola, universale, precostituita. Non esiste l’a-priori kantiano. Ma solo fenomeni, sfaccettature piene di senso particolare. Il senso che noi diamo alle cose, il nostro senso.

Soprattutto oggi, nell’era della globalizzazione apparente. Giornali, televisione, internet. Infinite fonti, infiniti mezzi. Potenzialmente infiniti pensieri diversi. Basta avere la forza di mettersi in gioco. Una realtà poliedrica, piena di costumi e culture diverse. Una realtà pullulante di arte di tutte le forme e i colori.

L.Ontani, San Sebastiano JaiPurano.

È un po’ come nelle opere di Luigi Ontani. Miti, credenze, usi che si mischiano e s’incontrano in un vortice personalissimo e peculiare. Opere bizzarre, egocentriche, espressione – appunto – di un punto di vista. Del suo punto di vista. Un “viaggio esistenziale estetico”, una ricerca del tutto personale all’interno del mondo dell’arte. Perché orientarsi, in questo mare in tempesta chiamato “contemporaneità” vuol dire capire, vuol dire provare, vuol dire sperimentare e rielaborare. Vuol dire, in fin dei conti, metterci la faccia. E Ontani la mette, la mette sempre quella sua faccia. Nei tableaux vivants, nelle gigantografie. Persino nei film. Perché Dante, Pinocchio, San Sebastiano non hanno significato senza un soggetto che li faccia propri. Un soggetto che dia loro vita, una nuova vita. Che li costruisca, insomma, che li renda finalmente reali.

“La realtà che ho io per voi è nella forma che voi mi date; ma è realtà per voi e non per me; la realtà che voi avete per me è nella forma che io vi do; ma è realtà per me e non per voi; e per me stesso io non ho altra realtà se non nella forma che riesco a darmi. E come? Ma costruendomi, appunto.”[2]

Federica Musto


[1] Luigi Pirandello, Uno, Nessuno, Centomila

[2] Ibidem.


INFORMAZIONI:

Luigi Ontani

Galleria Mazzoli arte contemporanea, Modena

Fino al 31 dicembre 2013

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